L’ITALBASKET CON SINDROME DI DOWN È CAMPIONE DEL MONDO

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di GIORGIO LONGOBARDI

Costanza, tenacia, agonismo, spirito di sacrificio e abnegazione sono solo alcuni degli ingredienti principali per una pratica sportiva degna di nota, sia dentro che fuori di sé. E se tutto ciò si abbina ad una personalità capace di andare al di là dei pregiudizi e dei limiti fisiologici, allora ogni orizzonte non può che diventare una gratificante terra di conquista, come nel caso dell’Italbasket con sindrome di down. Perché se un paradigma del genere è in grado di dare un segnale ad un movimento inclusivo come quello dello sport, tanto vale impegnarsi e cogliere a piene mani ogni singola opportunità affinché la percezione comune cambi definitivamente.

Come ti conquisto il Portogallo (e non solo)

Per la cronaca, la Nazionale italiana di basket con sindrome di down si è laureata campione del mondo per il secondo anno di fila. Una prestazione maiuscola, conclusasi con la vittoria in finale contro i padroni di casa del Portogallo per 36-22 e la sensazione di poter dettar legge su qualsivoglia parquet del globo evitando ogni forma di timore reverenziale. Inoltre, prima del predetto successo iridato, gli azzurri avevano surclassato la Turchia, con il risultato finale di 26 a 11, per poi dominare gli stessi lusitani con un perentorio 40 a 4. Un cammino da autentica schiacciasassi, sollecitato dalle prestazioni individuali di Alessandro Ciceri, Alessandro Greco, Davide Paulis, Andrea Rebichini, Antonello Spiga e Emanuele Venuti, fautori di un amalgama di squadra da cui prendere spunto per elevarsi a livello esistenziale.

I complimenti di Luca Pancalli all’Italbasket con sindrome di down

Quindi, aver chiamato in causa la compagine azzurra guidata da Giuliano Bufacchi e Mauro Dessì non è affatto un caso, anzi. E lo sa bene soprattutto un’autorità del settore sportivo tricolore come Luca Pancalli – presidente del Cip, Comitato Italiano Paralimpico – il quale ha espresso la sua gioia in tal senso definendo la squadra come un superbo esempio di talento e passione. D’altro canto, sono i valori a fare la differenza, anche quando la rigidità di determinati apparati istituzionali cerca di tarpare le ali a delle favole destinate ad essere tramandate ai posteri.

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