L’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA: NUOVI BENEFICI PER TUTTI

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obsolescenza programmata

di GIORGIO LONGOBARDI

Il consumismo, ormai patologico, che affligge l’era moderna è lo specchio di una realtà sociale unidimensionale, preoccupata più per il reperimento di qualunque risorsa per accaparrarsi il device di turno all’ultimo grido che per la cura – e il mantenimento – dei bisogni primari. Un andazzo deleterio, quindi, al quale l’Unione Europea vuole porre rimedio mettendo in pratica un iter altamente responsabile in grado di dare valenza positiva al concetto di obsolescenza programmata.

La rivoluzione dell’obsolescenza programmata

Il PRemature Obsolescence Multi-stakeholder Product Testing programme nasce il 9 maggio 2019 e si pone l’obiettivo di stabilire una base di ricerca imperniata sui test di dispositivi elettrici ed elettronici. Perciò, frigoriferi, smartphone e molto altro ancora verranno messi sotto osservazione affinché si definisca una standardizzazione senza precedenti. Inoltre, il processo in questione fungerà anche da raccordo comunicativo tra consumatore, Unione Europea e Stati membri consentendo, così, di colmare alcune lacune normative legate all’obsolescenza programmata. Che alcuni produttori agiscano in maniera sleale non è, di certo, un mistero; anzi, gli esempi in tal senso si sprecano, dato che rappresentano una buona parte dell’incentivo commerciale che spinge gran parte delle società ad ingrossare i propri introiti.

Risparmio e sostenibilità ambientale

Oltre a finanziare il PROMPT – grazie ad una partnership di quattro anni tra diversi attori e ad un finanziamento con 4.997.778 euro provenienti dai fondi Horizon 2020 – l’Unione Europea ha, poi, compiuto un ulteriore passo in avanti. Si tratta del regolamento Ecodesign, il cui fulcro impone ai produttori di rendere disponibili per almeno 7 anni i pezzi di ricambio fondamentali per riparare i dispositivi rotti. Refrigeratori domestici, lampadine, display elettronici, lavastoviglie, lavatrici e asciugatrici, motori elettrici, alimentatori elettrici esterni agli apparecchi, refrigeratori commerciali, trasformatori elettrici e saldatori vanno, così, incontro al sacrosanto “diritto di riparazione” diminuendo la quantità di rifiuti RAEE generata annualmente dai cittadini europei.

In attesa dell’entrata in vigore ufficiale – prevista per il 2021 – ambiente, popolazioni ed associazioni di consumatori possono già esultare poiché consci che il futuro, ormai imminente, potrà essere definito tendendo conto della sostenibilità e di una pianificazione multilivello a misura d’uomo.

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