LA CATTURA DEL “FILOSOFO DEL MALE”: ADOLF EICHMANN

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1930

di MARA PRINCIPATO

– Per non dimenticare –

Lothar Hermann, ebreo tedesco rifugiatosi in Argentina nel 1939, dopo essere sfuggito all’Olocausto, diventato non-vedente, decise di mantenere segrete, nello Stato ospitante che simpatizzava con i nazisti, le sue origini ebraiche.

Riuscì nel suo intento talmente bene che sua figlia Sylvia, ignara di tutto, nel 1956 cominciò a frequentare uno dei figli di Adolf Eichmann, Klaus, il quale si vantava del fatto che suo padre fosse stato un nazista. Durante una cena a casa Hermann, Lothar sentì dichiarare, dal fidanzato della figlia, che qualcuno doveva portare a termine lo sterminio degli ebrei.

Klaus era vago su quale fosse stato il destino del padre dopo la fine della guerra e su dove risiedesse, si era sempre rifiutato di fornire l’indirizzo di casa a Sylvia. Gli Hermann cominciarono a nutrire dei sospetti su tali ambigui comportamenti, alimentati anche da un articolo uscito su “Argentinisches Tageblat” (giornale argentino in lingua tedesca), in cui Eichmann veniva descritto come uno dei criminali nazisti ancora liberi dopo la caduta del regime hitleriano.

Lothar Hermann decise di contattare il Mossad (servizi segreti israeliani), il quale dopo alcune indagini elaborò un piano per scoprire l’indirizzo degli Eichmann. Sylvia si recò nel quartiere dove presumeva che abitasse Klaus, girovagando fino a quando non localizzò la casa. L’abitazione era priva di corrente elettrica e di acqua, leggermente rialzata ed isolata dalle altre, collocazione che permetteva di vedere chiunque si avvicinasse. Sylvia una volta entrata in casa incontrò un uomo presentatosi come lo zio di Klaus, che si rivelò poi essere Adolf Eichmann.

Adolf Eichmann

Dopo quattro mesi dalla fine del processo, in primo grado di giudizio, il 15 dicembre 1961, Eichmann venne riconosciuto colpevole di tutte le quindici imputazioni che gli erano state contestate e condannato a morte. Il 29 maggio 1962 i giudici confermarono il giudizio di primo grado.

Sylvia descrisse Adolf come un uomo normale, con una buona propensione alla conversazione, il quale le chiese del suo profitto scolastico e dei suoi progetti futuri. Al suo rientro in casa, Klaus imbarazzato accompagnò rapidamente Sylvia alla fermata dell’autobus. Ci vollero altri quattro anni prima che Eichmann fosse catturato l’11 maggio 1960. Gli agenti dichiararono che Eichmann non oppose alcun tipo di resistenza e che rispose alle domande, ammettendo la sua identità. La moglie Vera Liebl ne denunciò la scomparsa con il nome argentino di Ricardo Klement.

Il 20 maggio, Eichmann fu drogato e imbarcato su un aereo. Una volta atterrato sul suolo israeliano fu condotto in prigione e costretto a firmare una dichiarazione, in cui confermava di aver accettato volutamente di essere trasportato in Israele per essere processato. I motivi per i quali Eichmann decise di collaborare senza opporsi erano due: la stanchezza di vivere nell’anonimato e il voler aiutare le nuove generazioni tedesche a liberarsi dal senso di colpa per i peccati dei padri.

Il processo ad Eichmann fu il primo celebrato per condannare i crimini contro l’umanità e sempre il primo ad essere trasmesso in televisione. Fino ad allora il processo più famoso contro gli ufficiali nazisti era stato quello di Norimberga, svoltosi tra il 1945 e il 1946, di grande importanza, perché sancì che “eseguire gli ordini” non costituiva una motivazione legittima a difesa di atti criminali.

Il giorno della lettura della sentenza il Presidente d’Israele Yitzhak Ben-Zvi ricevette la richiesta di grazia inoltrata da Eichmann, la quale fu respinta ufficialmente il 31 maggio 1962. Eichmann fu impiccato poche ore dopo in una prigione a Ramla, in Israele. Come stabilito dal verdetto il cadavere fu cremato e le sue ceneri vennero caricate su una motovedetta della Marina Israeliana e disperse nel Mediterraneo al di fuori delle acque territoriali.