INCHIESTA CORONAVIRUS STORYTELLING MULTIMEDIALE: NARRARE E VIVERE UN’EMERGENZA

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di GIORGIO LONGOBARDI

L’attualità sta consegnando al panorama globale uno scenario in cui l’allarmismo e la psicosi socio-relazionale stanno prendendo il sopravvento. Gli effetti frutto di questa escalation emotiva in continuo divenire porteranno a conseguenze imponderabili, con l’aggravante di pericolosi down sistemici in grado di sballottare qualsivoglia contesto economico, istituzionale e sociale per poi portarli verso una dimensione ulteriormente individualistica, dove ognuno esaspererà il proprio storytelling esistenziale avvalendosi dei media a disposizione. Una premessa nefasta, certo, ma che attinge da un puro realismo oggettivo in cui i punti di riferimento – quelli veri – tardano a concretizzarsi affinché la coscienza di massa si uniformi assecondando la miglior scala valoriale possibile.

L’emergenza Coronavirus e il suo impatto sociale

L’intangibilità (sostanziale e, perché no, numerica) dell’influenza Coronavirus è un ottimo indicatore per analizzare l’inconsapevolezza trasversale della storia recente. Basti pensare alla gestione del “fenomeno” in questione da parte delle cosiddette autorità competenti, le quali stanno restringendo sempre di più il cerchio delle libertà fondamentali a suon di proclami e di decisioni affrettate senza tener conto della loro flebile incidenza sulle masse, inclini a rispettare questo o quell’altro dettame di autotutela a seconda della propria convenienza personale. Insomma, un calderone isterico e contraddittorio sorretto, per l’appunto, da uno storytelling schizofrenico e paranoico su cui aleggia una malcelata voglia di far parte di una gigantesca narrazione longitudinale.

I punti chiave dello storytelling multimediale

Video, foto, audio ed effetti sonori sono diventati il pane quotidiano di ogni anfratto della propria vita, che di conseguenza si è trasformata in materiale documentabile in base al grado di moderazione che si vuole sostenere. Tuttavia, un’emergenza come quella del Coronavirus ha innalzato l’asticella il tal senso traghettando verso ulteriori estremi il concetto di storytelling multimediale, a cominciare dall’idea di base, ossia lo starting point del racconto.

Una struttura fissa (con protagonisti e co-protagonisti) da distribuire lungo l’arco narrativo prescelto, che per l’occasione somiglia tanto – ma con le dovute e auspicabili proporzioni – a quelli intravisti nelle opere di George Orwell, H. G. Wells, Stephen King e Cormac McCarthy. E per il pubblico a cui rivolgersi? Be’, anche in questo caso non sembrano esserci problemi di sorta, vista e considerata la sconfinata platea del web; tra social, piattaforme digitali, siti ah hoc e tanto altro, la fruizione è garantita fin nel minimo dettaglio. Un flusso inarrestabile, confezionato a regola d’arte per soddisfare anche gli appetiti maggiormente insaziabili. E con buona pace di chi cerca di andare oltre le apparenze.