IL PENSIERO DI NIKLAS LUHMANN E LA CRISI PARTITICA ITALIANA

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di ELISABETTA FESTA

Secondo Niklas Luhmann (sociologo tedesco allievo di Talcott Parson, padre dello struttural-funzionalismo) – vincitore nel 1988 del prestigioso premio Hegel – la caratteristica della società capitalistica avanzata è la sua strutturazione in sub-sistemi: economico, giuridico, politico, culturale.

Per Luhmann ogni singolo sistema attribuisce senso solo agli eventi che ad esso si riferiscono, mostrandosi relativamente impermeabile a ciò che accade negli altri sub-sistemi e nella società nel suo insieme. Egli parla di “accoppiamento strutturale”, termine da lui coniato per definire l’avvicinamento tra sub-sistemi affini (la Costituzione può essere un prodotto sia del sub-sistema politico sia giuridico). Ad esempio, ill sub-sistema economico prescinde dalle questioni morali, le quali, invece, connotano il sub-sistema religioso; il sub-sistema politico persegue i propri interessi, correlabile al sub-sistema giuridico. Il termine “società” si riferisce, quindi, ad un sistema che assembla i diversi sub-sistemi (“sistema di sistemi”).

Il sociologo tedesco identifica nella mancanza di integrazione tra sub-sistemi uno dei principali problemi delle società capitalistiche avanzate. Lo scenario politico italiano rende ancor più evidente tale difficoltà di integrazione. Le teorie luhmaniane contribuiscono a spiegare la crisi partitica che affligge da tempo il nostro Paese, palesatasi ancora una volta in occasione della elezione del nuovo Presidente della Repubblica, giunta dopo non poche tribolazioni.

La scelta di un presidente dovrebbe essere la più condivisa possibile tra i partiti presenti in Parlamento, il che richiede capacità di confronto, di dialogo, di sintesi. L’impossibilità di concordare una candidatura accettabile ha comportato la riconferma all’ottavo scrutinio del Presidente uscente Sergio Mattarella, nonostante questo avesse annunciato la sua indisponibilità a ricoprire di nuovo la prestigiosa carica, onde evitare quell’eccezionalità che caratterizzò sette anni prima la rielezione del suo predecessore Giorgio Napolitano. Uno spettacolo politico indecoroso, in un periodo in cui le difficoltà economiche e sociali sono lievitate anche a causa della crisi pandemica.

Perché è così difficile trovare soluzioni condivise?

Riapplicando il pensiero di Luhmann è possibile ritenere che nel sub-sistema politico italiano i partiti siano arroccati, chiusi in se stessi, autoreferenziali, “altro” rispetto alla società, ognuno con il proprio codice valoriale e ideologico che ne contraddistingue unicità e identità, i quali sono soprattutto “contro” piuttosto che“ per”, non in grado di mettere da parte i propri egoismi per fare “sintesi”.

E’ necessario, quindi, un nuovo paradigma, una palingenesi che accompagni la politica italiana a dialogare, a costruire in nome del “bene comune”.