UNA NUOVA CATEGORIA SOCIALE: IL “VACCINATO DI STATO”

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di ANTONIO SPOSITO

La “biopolitica” e il “biocapitalismo” spettacolarizzano il proprio potere impadronendosi dei corpi per utilizzarli a piacimento, come dei demoni in cerca di sopravvivenza. Sta sorgendo una nuova categoria sociale: il “Vaccinato di Stato”, afflitto dall’ansia e dalla paranoia di essere contagiato, dalla paura della morte, il cui segno distintivo è l’illusione della sicurezza sanitaria per il futuro.

Di contro vi sono cittadini informati, ultimi alfieri della libertà in democrazie ormai decadenti in cui le minoranze vanno silenziate, i quali esercitano l’inalienabile diritto soggettivo di opporsi al “Vaccino di Stato” adducendo ragioni giuridiche, scientifiche e politiche, confuse strumentalmente con le farneticazioni pittoresche di terrapiattisti», paranoici, superstiziosi, ecc.

Gli oppositori “no-vax” sono considerati una sorta di “untori”, nemici della “civiltà” dei vaccinati, distruttori dell’”ordine sociale”, granellini di sabbia che inceppano il mostruoso ingranaggio finalizzato a creare il “pensiero unico”. Quanto a immotivati atteggiamenti persecutori nei confronti di chi è sospettato di diffondere il contagio siamo ritornati nel 1630, periodo della peste a Milano narrato dal Manzoni nei “Promessi sposi”.

La situazione complessiva impone vari quesiti: “Se il vaccino per definizione si somministra a persone sane per preservarle da una malattia, come è possibile allora che meno del 10% di italiani non vaccinati costituiscono il pericolo per i vaccinati, che a loro volta paradossalmente si stanno contagiando tra loro nonostante dosi plurime e booster?”  Per logica i vaccinati sono già protetti, i più esposti alle conseguenze del contagio sono i non vaccinati, contagiabili paradossalmente dagli stessi vaccinati. Quindi, qual è la necessità di segregare i non vaccinati? Qualcuno dovrebbe spiegare l’arcano.

Forse perché sono diventati il capro espiatorio che copre i tagli di migliaia di posti letto e la chiusura di ospedali effettuati negli ultimi decenni con il pretesto della “spending review”, quando, in realtà, nello stesso periodo la spesa pubblica nella sanità si è triplicata. Come mai in Italia neanche di fronte ad una emergenza si costruiscono nuovi ospedali o altri reparti, quando persino in guerra si allestiscono ospedali da campo efficienti con in dote sale di rianimazione e chirurgiche attrezzate? In Cina impiegano un mese per edificare un ospedale. Dove sono i soldi pubblici al cui accantonamento hanno contribuito anche i no-vax attraverso il pagamento di tasse e tributi? 

La responsabilità delle istituzioni pubbliche è ancor più grave per aver sottovalutato, dopo l’epidemia Sars-Cov1del 2009-2010, finanche gli avvertimenti di molti epidemiologi e i consigli dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) inerenti al rafforzamento delle misure di prevenzione e sicurezza nei 193 Stati membri, tra cui l’Italia. Va ricordato che qualsiasi emergenza sanitaria non è grave in sé ma lo diventa allorquando in una struttura sociale i sub-sistemi politici-sociali-economici e il “pattern maintenance” (modello di conservazione della coesione sociale) non sono organizzati, integrati tra loro ed efficienti. In tal caso l’impatto distruttivo di un disastro sarà maggiorato, così come lo saranno le misure restrittive che mortificano la socialità, i diritti dei cittadini e lo sviluppo. 

I “no-vax” costituiscono lo specchio del fallimento e dell’impotenza che affliggono il potere rappresentato dalla “biopolitica” e dal “biocapitalismo”, i quali mal sopportano il dissenso, la divergenza critica, l’ammissione delle proprie responsabilità. La discriminazione degli oppositori è causata dalla commistione lobbistica tra mass-media mainstream, scienza (perlomeno una fazione discutibile), governi e potentati economici. Quanto sia profonda tale discriminazione si può evincere dal disprezzo che si tributa alle loro ragioni, senza neanche tentare una negoziazione, il che in una democrazia è ancor più grave.

All’interno dei rapporti di forza le lobby planetarie che esercitano il potere-dominio impossessandosi del mondo, accomunando democrazie e dittature rendendole omogenee nel loro agire dispotico, hanno trasformato la pandemia Covid-19 in una istanza populista contagiosa, nonché in un dettame del Finanzcapitalismo.

I mass-media mainstream, costruttori e manipolatori rilevanti della realtà sociale percepita e condivisa dall’opinione pubblica, asserviti alle logiche di Stato, politiche ed economiche, demonizzano continuamente gli oppositori facendoli transitare nell’immaginario collettivo proprio come degli “untori”. 

Poi vi è una combriccola di pseudo-scienziati (non sono soltanto i titoli acquisiti che celebrano come tale uno scienziato), in cui la fanno da padroni i virologi che spettacolarizzando se stessi sono diventati nel frattempo “virostar”, i quali nel rinnegare l’identità, la genesi storica della scienza e l’importanza che essa ha avuto nei processi di democratizzazione delle società, l’hanno trasformata in un dogma, una specie di nuova religione che non si discute, laddove essa si fonda sul dubbio critico. La scienza è per sua natura un sapere a tempo determinato che non spaccia certezze assolute. Chi disconosce questo non è degno di definirsi scienziato, qualsiasi sia il campo disciplinare in cui opera. Ciò vale soprattutto per chi, finanziato dalle stesse Big Pharma produttrici dei vaccini, palesa un gigantesco conflitto di interessi. La decenza imporrebbe il silenzio che spesso è garanzia di dignità.

Poi vi è la gestione politica autoritaria della pandemia coronavirus da parte dei governi mondiali che va compresa nell’ottica di mistificazione ideologica che cavalca l’inoculazione del terrore nelle masse, al cui interno sorgono conflitti dilanianti tra i favorevoli al vaccino, al Green Pass, e chi si oppone. Nell’autoritarismo risiede la volontà precisa da parte del potere, espresso in tutte le sue forme, di negare ogni valore umano a chi dissente.

I fenomeni sociali di oppressione e discriminazione razziale, politica, religiosa, di classe, ecc. delle minoranze, non comparabili tra loro nella dimensione storica (la storia è una scienza idiografica che “individualizza” gli eventi), lo diventano, invece, nella dimensione sociologica rispetto, ad esempio, alla formazione della mentalità di gregge e manipolazione delle masse, al rapporto tra maggioranze e minoranze, all’impiego dei mass-media e degli opinion leader, all’utilizzo della scienza, ecc., i cui meccanismi strutturali sub-stanti sono isocronici, ossia, restano invariati nel tempo, ciò che muta sono soltanto le tecnologie utilizzate.

Il rapporto tra potere, tecnologie e masse evidenzia come queste ultime attualmente, grazie anche alle tecnologie informatiche e telematiche, vivono un paradosso, perché da un lato, possono vigilare, come mai in passato, in tempo reale sull’operato dei potentati politici ed economici, dall’altro, queste stesse tecnologie addizionate ai vecchi media, costituiscono un rifugio per individui passivi (“social” docet), impauriti, omologati in condotte, abitudini e gusti, rispondenti a stimoli uniformi indotti dai processi di industrializzazione e di consumo di beni/servizi, dalla propaganda politica e commerciale.

“Dulcis in fundo” vi è l’economia. Non dimentichiamo che i vaccini acquistati con soldi pubblici producono profitti per le Big Pharma e indebitamento per gli Stati, per cui, le istituzioni devono “consumarli” ad ogni costo affinché non rimangano “invenduti”. Per non parlare poi delle speculazioni inerenti a tamponi, quarantene da pagare a spese dei cittadini qualora il contagio avvenga al di fuori dalla propria residenza, cui vanno aggiunte le sanzioni pecuniarie vessatorie introdotte da alcuni Stati (tra cui l’Italia) per recuperare parte dei soldi pubblici spesi in mascherine, ricoveri per coronavirus e per altri protocolli sanitari. Un giro di affari di miliardi di euro sul quale in Italia sono già in corso inchieste giudiziarie.