INCHIESTA CORONAVIRUS – IL PIANO DEL RECOVERY FUND

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di GIORGIO LONGOBARDI

L’emergenza stratificata che il coronavirus sta alimentando senza soluzione di continuità ha costretto i vertici continentali a trovare un punto di incontro per sancire una ripresa economica che, mai come ora, diventa assolutamente fondamentale. E gli accenni di intesa che ruotano intorno al Recovery Fund dovrebbero dare ossigeno alle casse di quelle nazioni che, più di altre, stanno pagando a caro prezzo il disagio di questi tempi. Contesti flagellati, certo; ma che purtroppo devono fare i conti anche con un deficit atavico capace di acuire ulteriormente l’impatto di una crisi di livello mondiale.

Che cos’è il Recovery Fund?

Il recente Consiglio Ue ha pregiudicato sul nascere contrasti e tensioni approvando l’istituzione del Recovery Fund. La costituzione del fondo in questione dovrà essere necessaria e urgente (come sottolineato dal premier italiano Giuseppe Conte); in più, la sua adeguatezza andrà riscontrata nella misura in cui riuscirà ad aiutare i Paesi ampiamente debilitati dal Covid. Italia e Spagna, appoggiate dalla Francia, desidererebbero un aiuto a fondo perduto per evitare di ingrossare il debito pubblico nazionale. Di diverso avviso, invece, sono Germania e Olanda, intenzionate a definire un piano di redistribuzione agli Stati membri con prestiti a lungo termine – tra i 25 e i 30 anni – a interessi bassissimi. Una distanza sanabile mediante un iter procedurale curato in ogni minimo particolare.

La tappe dell’accordo

La Commissione Europea avrà il compito di allegare il Recovery Fund al bilancio del periodo che va dal 2021 al 2027. Il prossimo 6 maggio diventa, quindi, capitale per stimare la portata quantitativa dell’intervento; a questa, poi, seguirà una panoramica dello stato di salute dei 27 Paesi dell’Unione. Un’istantanea accessoria che farà da apripista alla presentazione della proposta della Commissione del 18 maggio all’Eurogruppo, sancendo così l’inizio del relativo negoziato. Il mese di giusto rappresenta, a questo punto, lo snodo cruciale per la concretizzazione sostanziale.

Oltre all’attuazione del 1° giugno di tre strumenti come i nuovi fondi Bei per le imprese, la linea di credito del Mes senza condizionalità per spese dirette e indirette da Covid-19 e il meccanismo Sure, ci sarà un altro Eurogruppo, ossia quello dell’11 giugno. Sul tavolo, il bilancio accennato in precedenza e le “soluzioni ponte” per supportare i Paesi del Sud Europa con una limitata capacità fiscale. Successivamente, e cioè tra il 18 e il 19 giugno, si dovrà trovare l’accordo per far far partire, eventualmente, il Recovery Fund il 1° luglio 2020. Una data significativa, coincidente con il debutto della presidenza tedesca dell’Ue.

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