INDAGINE MULTIDIMENSIONALE SULLO STRESS – “STRESS DA ANOMIA” E “SOCIOSI”

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di ANTONIO SPOSITO

Dal punto divista sociologico il termine “anomia” (dal greco “a” -senza- e “nomos” -legge-) – si riferisce ad uno stato esistenziale collettivo caratterizzato da norme mancanti, contraddittorie, labili, carenti.

Edwin Sutherland (1939) ha inteso la disorganizzazione sociale – che affligge una società minandone l’equilibrio – come il prodotto del conflitto tra norme, modelli antropologici, costumi, valori generalizzati, sub-culture, in quanto elementi interiorizzati nel corso dei processi di socializzazione, i quali nel loro contraddirsi vicendevolmente non assicurano l’interesse generale della collettività. Per cui, quando la realtà organizzativa sociale esperita da ogni singolo cittadino è costituita da servizi pubblici e privati (uffici, trasporti, scuole, sanità, giustizia, ecc.) disfunzionali e non affidabili, rispetto ai criteri moderni, razionali, di efficienza politico-amministrativa, la conseguenza è la disgregazione sociale, il caos.

Lo “stress da anomia” è, dunque, correlabile al rapporto contraddittorio, non fiduciario, tra istituzioni e singoli cittadini smarriti, diffidenti. Esso si manifesta allorquando una società evidenzia carenze di regolamentazione sociale e di cooperazione nel far funzionare in modalità integrata i sub-sistemi caratterizzanti le macroaree di bisogni collettivi, il cui soddisfacimento determina la “Divisione sociale del lavoro” e la “Suddivisione tecnica del lavoro”. Proprio la necessità e la capacità di soddisfare i bisogni collettivi consentono la nascita dei mercati, delle istituzioni e delle professioni. 

L’approccio eco-sociologico spiega come i fattori anomici e la disorganizzazione sociale producono le condizioni che favoriscono una maggiore o minore intensità dello “stress da anomia”, nonché la presenza di forme di devianza, quali elementi accomunanti singoli individui e gruppi, appartenenti a tutte le classi sociali, da quelle povere fino a quelle medio-alte.

Quando lo “stress da anomia” è diffuso al punto tale da pervadere la società si concreta la Sociosi” – termine maggiormente adeguato nel descrivere taluni fenomeni collettivi caratterizzati da disagio sociale diffuso – rispetto al costrutto “psicosi”, più adatto nel definire disturbi mentali individuali. La “Sociosi” si manifesta attraverso comportamenti sociali abnormi ed estesi, rispetto a quelli abituali che connotano la “vita quotidiana”, caratterizzati da ansia, paura, panico, aggressività, violenza, evitamento.

In tal senso, la “Sociologia Applicata” e la Sociologia Clinica implicano: la prima, l’impiego di sociologi come ricercatori e consulenti che producano e forniscano informazioni scientifiche utilizzabili dalle istituzioni pubbliche e private per prevenire, attenuare e risolvere problematiche sociali e organizzative; la seconda, comporta, invece, un intervento pragmatico, attivo e diretto da parte dei sociologi, rispetto alle stesse problematiche, nel ruolo di “agenti del mutamento”.

Ne consegue, per il “sociologo clinico” (in particolare per lo Specialista in disagio socio-relazionale) il possedere le capacità di muoversi e intervenire nei diversi livelli macro-meso-micro dell’organizzazione sociale.