SMART WORKING: UNA VALIDA OPPORTUNITA’

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di ELISABETTA FESTA

Durante il lockdown oltre 6 milioni di lavoratori – tra questi più di 1 e mezzo di dipendenti pubblici – hanno sperimentato il lavoro a distanza. Esperienza che ha aperto interessanti prospettive per la diffusione dello Smart Working nel nostro Paese.

Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano, il 68% dei lavoratori ha svolto da remoto in modo completo le attività, il 29% è riuscito a svolgerne solo una parte (per mancanza di dati digitalizzati), mentre solo il 3% dichiara di non essere riuscito affatto. La maggior parte dei lavoratori ha dichiarato di aver apprezzato i vantaggi dello Smart Working e di voler continuare a praticarlo.

La traduzione in italiano di Smart Working è “lavoro intelligente”, una nuova filosofia fondata sulla flessibilità e autonomia nello scegliere spazi, orari e strumenti a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati ottenuti. Lo Smart Working si innesta in un percorso di profondo cambiamento sociale e culturale che richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi attraverso una governance integrata tra gli attori coinvolti.

Bisogna tener presente che adottare lo Smart Working non vuol dire soltanto lavorare da casa grazie alle nuove tecnologie, non è il telelavoro, è soprattutto un paradigma organizzativo che prevede la revisione del modello di leadership rafforzando il concetto di collaborazione. Nell’ottica “smart” l’ufficio diventa ‘aperto’, lo “spazio” lavorativo favorisce la creatività delle persone, genera relazioni che oltrepassano i confini dell’organizzazione, stimola nuove idee e nuovo business.

L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha appurato, inoltre, che l’adozione di questo modello organizzativo produrrebbe un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore. Proiettando l’impatto a livello di Sistema Paese – considerando che i lavoratori che usufruirebbero dello Smart Working sono almeno 5 milioni (circa il 22% del totale degli occupati) e che gli Smart Worker ad oggi sono 305mila – l’effetto dell’incremento della produttività media in Italia si potrebbe stimare intorno ai 13,7 miliardi di euro, ipotizzando che la pervasività dello Smart Working possa arrivare al 70% dei lavoratori potenziali.

I benefici non sarebbero solo per le imprese e organizzazioni varie ma anche per l’ambiente, infatti, una sola giornata a settimana di remote working fa risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti, che ridurrebbe le emissioni di 135 kg di CO2 all’anno, considerando che in media le persone percorrono circa 40 chilometri per recarsi al lavoro. (Fonte: Network Digital 360 “Smart Working: che cos’è, a cosa serve, perché è importante per il business “ di Paola Capoferro)

Come sostiene il sociologo Domenico De Masi: ”Nello smart working non conta il processo, ma l’obiettivo: non importa se il dipendente preferisce lavorare di notte, al mattino presto, prendersi poche o tante pause. L’importante è che porti a termine il suo compito nel migliore dei modi.”