BIBLIOTECA DESERTA: DISLIVELLO NAZIONALE E CULTURALE

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di GIORGIO LONGOBARDI

Avvicinarsi alla cultura è un dovere morale che andrebbe perseguito vita natural durante, anche solo per perfezionare quegli strumenti critici in grado di fornire quelle chiavi di lettura necessarie per andare oltre le apparenze. Tuttavia, non sempre la valorizzazione di tale concetto passa attraverso una prassi ineccepibile; e in un caso specifico come quello relativo all’Italia, il dislivello assume dei contorni preoccupanti legati, soprattutto, a problematiche endemiche dure a morire.

Un italiano su sei va in biblioteca

A Roma, nel corso dell’annuale edizione di Più libri Più liberi – Fiera nazionale della Piccola e Media Editoria organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) – è stato appurato che sono poco meno di nove milioni gli italiani sopra i 3 anni ad aver frequentato una biblioteca nell’ultimo anno. Qualora ciò non bastasse, il disequilibrio tra Nord e Sud accentua ancor di più il predetto dato con deficit e carenze di ogni tipo. Basti pensare al dato del Nord-est, che con un 21,7% di fruitori globali surclassa i numeri del Sud (8,6%) e delle isole (9,1%). Le cifre più basse in Sicilia (6,9%), Campania (7,7%) e Calabria (8,8%), a conferma di un Mezzogiorno trasversalmente precario.

Liberi di leggere?

Per quanto riguarda, poi, le fasce di età, il disequilibrio corre lungo una ripida parabola discendente. Se la biblioteca può essere classificata come il regno dei bambini (con i range maggiormente virtuosi compresi tra 6 e 14 anni e tra i 38,7% e i 38,3%), gran parte del merito va attribuita anche all’influenza sociale e formativa dell’istituzione della scuola dell’obbligo. Discorso inverso, invece, per le persone che vanno dai 15 ai 24 anni, con un allontanamento progressivo da libri e affini capace di sfociare in un crollo verticale. Superati, infatti, i 24 anni, le percentuali scendono fino al 20% per poi scivolare inesorabilmente verso il baratro.

Una serie di valori significativi, fotografie di una nazione poco avvezza alla conoscenza; e ciò non può che sconfortare il sentire comune, visto e considerato che la saggezza soggettiva ha bisogno innanzitutto di un simile nutrimento intellettivo. Insomma, se si auspica di avere delle generazioni future consapevoli, allora bisogna correre assolutamente ai ripari.