LE LACUNE DEL NOSTRO SISTEMA GIUDIZIARIO

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di ELISABETTA FESTA

Più di sette anni per una causa. La giustizia in Italia non funziona a causa di inefficienze del sistema.

I dati inerenti al funzionamento del sistema giudiziario italiano spiegano molto: una causa in tribunale dura mediamente 2.807 giorni, cioè sette anni e mezzo. La conseguenza di questa inefficienza è la perdita di almeno l’1,3% del PIL (circa 22 miliardi di euro), nonché di 130 mila posti di lavoro. Processi civili brevi, la certezza e l’applicazione delle sentenze, soprattutto per ciò che concerne il recupero crediti, incoraggerebbero gli investimenti di capitali stranieri.

La Francia a parità numerica di magistrati e cancellieri spende 58 euro per abitante, l’Italia 70. La Direzione Generale del Ministero della Giustizia monitora 140 uffici giudiziari e stila una classifica che tiene conto della durata media dei processi civili, della gestione dell’arretrato e dei buchi in organico. Manca in media il 20% del personale con punte a Biella (quarta con deficit di impiegati del 38%) e Chieti (decima col 56% di posti vacanti), ad Enna manca solo il 2% del personale, Matera ha addirittura un eccesso di impiegati del 4%.

Spesso capita che sia nel processo civile sia in quello penale sono tutelati più gli autori degli illeciti o dei reati che le loro vittime. Ad esempio, un debitore non paga e il creditore gli fa causa. Il primo ha la certezza pressoché assoluta che ne uscirà indenne, per cui, seppur costretto a pagare lo farà a suo piacimento continuando a trattenere soldi non suoi. Il creditore sfinito dai tempi della giustizia spesso accetta una transazione al ribasso dell’importo dovuto.

Un tempo si diceva a mo’ di deterrente: «Guarda che ti faccio causa», frase che non intimidisce più. Come se ne può uscire?

Una via potrebbe essere quella adottata dal sistema americano laddove il pagamento del danno non ha solo valore di risarcimento ma anche punitivo, commisurato alla condotta della persona in termini di slealtà e volontarietà nel ritardare il pagamento. Quindi, è possibile, che per il mancato pagamento di un debito, la vittima venga risarcita con cifre lievitate (nei casi più eclatanti anche di centinaia di milioni di dollari), perché la sanzione deve essere afflittiva.

Nel penale il numero delle fattispecie di reato è rilevante, pertanto, per non intasare i tribunali e snellire i processi occorrerebbe derubricare i reati meno gravi retrocedendoli a sanzioni amministrative.

In Italia si contano circa tre milioni di processi penali che producono 67mila detenuti. In Gran Bretagna i processi sono 300 mila e i detenuti 100 mila! Pertanto, il sistema giudiziario italiano produce dieci volte i processi inglesi con la metà dei carcerati! Non ci vorrebbe molto per rendere il sistema efficiente. Ad esempio, la condizionale si potrebbe proporre all’imputato incensurato all’inizio invece che alla fine del processo accantonando il dibattimento, riprendendolo in caso di recidiva aggiungendo le aggravanti di pena. Se si rifiuta la condizionale preventiva pervenendo al dibattimento non si avrà più diritto ad essa.

Altra questione sono i tre gradi di giudizio a garanzia dell’imputato che viene condannato. Va detto però che in Francia dopo la sentenza di primo grado ricorrono in Appello soltanto il 40% dei condannati, in Italia sfioriamo il 100%. Perché? Nel nostro Paese in genere a ricorrere in Appello sono i condannati in primo grado, raramente i Pubblici Ministeri. In più l’Appello non può aumentare la pena ma solo confermarla, diminuirla o cancellarla, per cui, il condannato non ha niente da perdere.

L’Appello, inoltre non blocca i termini della prescrizione, perciò il condannato ricorrerà anche per giungere alla scadenza dei termini. La Cassazione italiana tratta centomila casi all’anno mentre in Francia sono appena mille, negli Stati Uniti, ottanta. In questi Paesi è molto probabile che l’accusa vinca.

In Italia ci sono 250 mila avvocati. Se si dimezzasse il numero di processi, in proporzione, succederebbe altrettanto al reddito degli avvocati. Ogni anno si iscrivono all’Ordine 15mila avvocati, i quali resteranno in attività all’incirca una quarantina d’anni, in tutto si arriva a 600 mila.

Può un sistema assicurare un reddito dignitoso a un numero tale di avvocati? Gli avvocati in Francia sono 47 mila, soltanto la città di Roma ne conta di più. Il Giappone (127 milioni di abitanti contro i nostri 60) ne conta 20 mila.

Queste solo alcune delle storture che viziano il nostro sistema giudiziario, sembrerebbero anche di facile risoluzione ma nel nostro Paese il buon senso è merce rara, infatti, i governi o durano troppo poco oppure sono impegnati a legiferare per cancellare i provvedimenti emanati dai governi precedenti a maggior ragione se di segno opposto.

Fonte: La Legge per tutti: informazione e consulenza giuridica