DIRITTI DELL’INFANZIA: LA CONVENZIONE ONU COMPIE TRENT’ANNI

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di GIORGIO LONGOBARDI

Il 2019 segna il trentesimo anniversario della convenzione ONU per i diritti dell’infanzia. Uno strumento giuridico (composto da 54 articoli) che palesa, con ferma decisione, la volontà di difendere e tutelare una delle categorie più vulnerabili, costantemente a rischio a seconda del contesto geografico interessato. Ratificata in Italia il 27 maggio 1991 con la legge 176, la convenzione in oggetto si è già prefissata il compito di implementare la propria incisività operativa ponendosi tra i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite; un intento lodevole, dotato di radici solide e ben definite che meritano un deciso approfondimento.

I dettagli della convenzione ONU

La valorizzazione dei diritti dell’infanzia risalta, fin da subito, grazie al preciso preambolo della convenzione ONU. Qui, infatti, viene specificato che tutele, cure e protezione giuridica sono garantite sia prima che dopo la nascita. Inoltre, viene sottolineato il principio di non discriminazione, un parametro fondamentale affinché ogni bambino goda dei medesimi diritti senza eccezioni di sorta. Colore, razza, sesso, religione, lingua, opinioni politiche, stato sociale, condizioni economiche e molto altro sono, quindi, dettagli ininfluenti in tal senso. In più, si afferma che ogni bambino deve avere diritto a un nome e a una nazionalità e godere della sicurezza sociale, in modo da crescere e formarsi in modo sano attraverso un’educazione strutturata, tanto amore e perenne comprensione. Insomma, una serie di linee guida incontestabili a qualunque latitudine, sia a livello pratico che a livello teorico.

Ma nonostante ciò, il Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia rileva, periodicamente, numerose criticità. Basti pensare ai dati provenienti dai contesti di conflitto, con stime griffate Save The Children che indicano tra i 100 e i 400 milioni di fanciulli coinvolti in zone di guerra (distribuite tra Asia, Africa e Medio Oriente) sin dalla loro nascita. Per non parlare, poi, delle barbare pratiche riconducibili ai bambini soldato, ai rapimenti, alle violenze sessuali, alla mancanza di scolarizzazione o alla negazione dell’accesso agli aiuti umanitari; una panoramica terrificante, in cui nulla è garantito dall’inizio alla fine.

Influenze trasversali per la preservazione dei diritti dell’infanzia

L’integrità dei bambini è influenzata anche dal contesto sociale in cui vivono. Se vengono meno diritto alla salute, istruzione e welfare, allora la strada verso un futuro diventa pressoché impraticabile. E privare la fascia dell’infanzia persino di quei momenti di svago tipici della loro età non fa che acuire quanto detto sino ad ora. Bisogna, quindi, rimboccarsi le maniche e debellare ogni forma di coercizione fisica e psicologica nei loro riguardi, altrimenti la speranza di edificare generazioni a misura d’uomo si affievolirà sempre di più.

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