QUANDO LA SCIENZA PERDE L’INNOCENZA. ALCUNI TRA GLI ESPERIMENTI PIU’ CRUENTI DELLA STORIA

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di ANTONIO SPOSITO

L’impatto sociale, sanitario, politico, economico e mediatico della pandemia Covid-19 induce una profonda riflessione sul rapporto tra scienza e potere. Un rapporto spesso controverso.

Gli eventi cruenti caratterizzanti il XX secolo hanno minato la tendenza fideistica, illuministica, nel credere che la scienza, coerentemente con la sua genesi storico-sociale e il senso della sua missione, sia sempre al servizio dell’umanità.

A volte gli scienziati sono perseguitati dal potere, in altre circostanze scienza e potere (politico ed economico) costituiscono un connubio strumentale e perverso in cui si legittimano vicendevolmente, la prima, per accreditarsi maggiormente agli occhi dell’opinione pubblica; il secondo, per giustificare decisioni e interventi politici (vedi restrizioni e limitazioni delle libertà). Altre volte la scienza in preda a delirio di onnipotenza assurge essa stessa a potere. La scienza non è un dogma religioso, è dubitativa, è un sapere a tempo determinato. Gli scienziati che spacciano le conoscenze scientifiche come certezze assolute non sono degni di essere definiti tali. 

A dimostrazione del rapporto controverso tra scienza e potere, l’articolo illustra alcuni tra gli esperimenti più cruenti e sconvolgenti della storia dal punto di vista etico e morale, configurabili come crimini contro l’umanità e la natura.

ESPERIMENTO DELLE ISOLE MARSHALL – Tra il 30 giugno 1946 e il 18 agosto 1958 gli Stati Uniti condussero 67 test nucleari nelle Isole Marshall. Il più potente (15 megatoni), soprannominato “Bravo”, equiparabile alla forza distruttiva di bombe atomiche 1000 volte più potenti di quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki, si tenne l’1 marzo 1954 nell’atollo di Bikini. Nonostante la popolazione fosse stata evacuata le radiazioni causate dall’esperimento investirono gli abitanti di atolli vicini come quello di Rongelap. Le autorità americane si giustificarono dichiarando che la direzione del vento, in realtà già conosciuta, era mutata all’ultimo momento. Le conseguenze per gli abitanti di Rongelap furono la comparsa di tumori alla tiroide. Le donne gravide diedero alla luce bambini deformi o con problemi di apprendimento (AA.VV., «Cavie umane. L’America e l’energia nucleare: cronaca di un disastro annunciato», Soldiershop Publishing, Zanica – Bergamo – 2016).

IL PROGETTO MKULTRA o MK-ULTRA – Ideato dalla CIA fu applicato su esseri umani ignari attraverso tecniche per gli interrogatori e torture, quali: deprivazione sensoriale, elettroshock, isolamento, lobotomia, abusi verbali e sessuali, minacce, aborti forzati, ipnosi, onde pressorie sonore, onde elettromagnetiche, sieri della verità, messaggi subliminali. Lo scopo era creare spie e soldati in grado di eseguire ordini in uno stato subcosciente che in caso di cattura non avrebbero svelato nulla anche se sottoposti a tortura. Il protocollo prevedeva la somministrazione di farmaci e sostanze psicotrope (tra cui LSD) atte a indebolire la volontà, ad alterare le funzioni cerebrali e gli stati mentali. I farmaci psicotropi venivano somministrati anche ad impiegati, persone con disturbi mentali, persone comuni, dipendenti della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute, detenuti, senzatetto e tossicodipendenti. Il programma, iniziato nei primi anni cinquanta del Novecento, fu definitivamente approvato nel 1953, per poi essere attenuato nel 1964 e ulteriormente ridimensionato nel 1967. La dismissione ufficiale risale al 1973. (Cathy O’Brien, Mark Phillips, «Accesso Negato alla Verità. Per ragioni di sicurezza nazionale. Una vera Storia di Controllo della mente umana», Macro Remainders, Cesena, 2005).

PROGETTO “AVERSION” – Nel periodo dell’Apartheid l’esercito Sudafricano costrinse i soldati gay a sottoporsi ad operazioni di modificazione degli organi sessuali. Tra il 1971 e il 1989 le operazioni, denominate “riassegnazione sessuale”, che avvenivano contro la volontà della persona, furono circa 900. Non tutte ebbero esito “positivo” soprattutto per le donne. Gli interventi procedevano dopo aver sperimentato elettroshock, cure ormonali e altri ripieghi medicali finalizzati a “correggere” le tendenze omosessuali. L’esercito scopriva i soldati omosessuali grazie alle delazioni di sacerdoti militari o di psichiatri. (https://www.gay.it/progetto-aversion-esperimento-curare-omosessualita)

SPERIMENTAZIONI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO NORD COREANI – Sperimentazioni su esseri umani effettuate dalla Corea del Nord dominata dai dittatori Kim Il-sung e del figlio Kim Jong-un. Una ex prigioniera riferisce che 50 donne in perfetta salute furono costrette a mangiare foglie di cavolo avvelenate, malgrado sentissero le urla delle compagne che manifestavano segni di malore dopo averle ingurgitate. Le 50 donne morirono dopo 20 minuti palesando vomito e sanguinamento anale, se si fossero rifiutate avrebbero assistito alla morte delle loro famiglie per rappresaglia. Kwon Hyok, ex capo della prigione di sicurezza di Camp 22, ha descritto i laboratori attrezzati con camere a gas e ulteriori strumenti per esperimenti cruenti. (http://www.storiain.net/storia/corea-del-nord-il-regno-eremita/) 

ESPERIMENTI CON I VELENI DEGLI SCIENZIATI SOVIETICI – Il Laboratorio Veleno (noto anche come Laboratorio 1, Laboratorio 12 o “La Camera”) del KGB (servizi segreti sovietici), era una struttura occulta di ricerca e sviluppo in cui si testavano veleni sui prigionieri dei Gulag, tra cui l’iprite, la ricina, la digitossina e altri. L’obiettivo degli esperimenti era produrre una sostanza chimica non rilevabile dalle autopsie. I veleni venivano somministrati alle vittime attraverso pasti e bevande fatti passare per farmaci. La sostanza sintetizzata denominata C-2 induceva la morte in circa 15 minuti. (http://win.storiain.net/arret/num136/artic1.asp)

STUDIO “TUSKEGEE” SULLA SIFILIDE – Tra il 1932 e il 1972 fu realizzata a Tuskegee in Alabama una ricerca clinica sulla sifilide (“Tuskegee of Untreated Syphilis in the Negro Male“), in cui 399 mezzadri afroamericani (molti dei quali analfabeti), non informati sulla malattia da cui erano affetti, vennero utilizzati come cavie. Per osservare la progressione della malattia, ai pazienti, cui fu riferito di avere problematiche ematiche, venne proposto un premio assicurativo in cambio della diponibilità a sottoporsi a cure sperimentali gratuite. Nonostante fosse già in commercio la penicillina vennero somministrati loro placebo e rimedi palliativi. Alla fine dello studio solo 74 dei soggetti sottoposti al test erano ancora in vita, ventotto erano morti a causa della sifilide, 100 erano deceduti per complicanze correlate, 40 mogli furono infettate e 19 figli nacquero con sifilide congenita. L’esperimento continuò fino al 1972. (Rachel Botsman, «Di chi possiamo fidarci? Come la tecnologia ci ha uniti e perché potrebbe dividerci», Hoepli Editore, Milano, 2017)

UNITÀ 731 DELL’ESERCITO GIAPPONESE – Tra il 1937 e il 1945 (seconda guerra sino-giapponese e seconda guerra mondiale), la Unit 731 dell’esercito imperiale giapponese, al comando dell’ufficiale Shiro Ishii, costituì un progetto sperimentale di ricerca e sviluppo di armi per la guerra biologica e chimica condotto su esseri umani. La sperimentazione presumeva anche attività come: la vivisezione senza anestesia (anche su donne incinte ingravidate da medici); prigionieri con arti amputati e ricollocati su altre parti del corpo; parti del corpo congelate e poi scongelate per analizzare gli effetti della cancrena non trattata; cavie per test di granate e lanciafiamme; inoculazione di virus di malattie infettive per studiarne le conseguenze, tra cui quelle veneree procurate attraverso stupri, non trattate medicalmente. (Rossana Carne, «Unità 731», Edizioni Cigs, Sassari – Roma, 2014)

ESPERIMENTI NAZISTI – Avvennero soprattutto nei campi di sterminio sotto la direzione del dottor Josef Mengele (il “dottor morte”), con l’intento di manipolare geneticamente il corpo umano. Gli studi furono condotti su oltre 1500 coppie di gemelli, di cui ne sopravvissero meno di 200. Ulteriori esperimenti, condotti dallo stesso Mengele e da medici come Eduard Wirths e Sigmund Rascher, coinvolsero prigionieri obbligati a stare in piedi sotto getti di acqua gelata per verificare l’ipotermia, ad altri venivano procurate ferite in cui si iniettavano virus o sostanze cancerogene per comprendere l’efficacia di medicinali specifici. Lista degli esperimenti eseguiti: 1. Esperimenti di decompressione per il salvataggio da grande altezza; 2. Esperimenti di congelamento e raffreddamento prolungato; 3. Esperimenti di vaccinazione antipetecchiale; 4. Ricerche sull’epatite epidemica; 5. Esperimenti di sterilizzazione; 6. Raggi X e castrazione chirurgica; 7. Studio sulle condizioni precancerose della cervice uterina, 8. Ricerche sui gemelli monozigoti; 9. Ricerche sulla cura ormonale dell’omosessualità. (Luciano Sterpellone, «Le cavie dei lager: gli esperimenti medici delle SS», Mursia, Milano, 1978. / Robert Jay Lifton, «I medici nazisti», Bureau Biblioteca Univ. Rizzoli, Segrate – Milano- 2012).

PROGRAMMA MANHATTAN – Finanziato dal governo USA era finalizzato alla costruzione della prima bomba atomica. Fu diretto dal fisico Robert Oppenheimer, il quale dopo aver visto la bomba atomica esplodere, in un rigurgito di senso di colpa, nel chiedersi se la conoscenza scientifica fosse ancora un bene per l’umanità, esclamo: “Sono diventato Morte, distruttore di mondi”. La perdita di innocenza della scienza che Oppenheimer denunciò fu una svolta epocale. La stessa scienza implicata nella storia universale da quel momento non poteva più ritenersi incolpevole, le responsabilità assunte ne bandirono per sempre il concetto di “neutralità”. (https://www.geopop.it/progetto-manhattan-la-controversa-storia-della-bomba-atomica/)

“THE MONSTER STUDY”. ESPERIMENTO DI LOGOPEDIA – Esperimento effettuato nel 1939, atto a verificare l’origine non genetica della balbuzie. Responsabile dell’esperimento era il professore Wendell Johnson (psicologo statunitense specialista in patologie del linguaggio), convinto che la balbuzie fosse influenzata da fattori esterni quali l’educazione, l’autostima e l’ambiente sociale. Come direttore fu scelta la studentessa Mary Tudor. Lo scopo del progetto di ricerca consisteva nel verificare se e quanto influissero le lodi e i rimproveri sullo sviluppo del linguaggio. In un orfanotrofio dello Iowa, Johnson e Tudor selezionarono 22 bambini dai 5 ai 15 anni, che avevano perso i genitori in guerra, di questi 10 erano balbuzienti suddivisi in due gruppi: Gruppo IA sperimentale: la Tudor ripeteva ai bambini che il linguaggio era corretto e che presto la loro complicanza sarebbe stata curata; Gruppo IB di controllo: i bambini non ricevevano influenze o complimenti. I 12 bambini non balbuzienti furono suddivisi in altri due gruppi: Gruppo IIA principale gruppo sperimentale: ai bambini con parlata fluente venne comunicato di essere affetti da incipiente balbuzie. La Tudor spaventò i bambini svalutando le loro facoltà espressive, il che provocò paura di fallire e instabilità emotiva; Gruppo IIB gruppo di controllo: ai bambini non venne somministrata alcuna variabile. L’esperimento, che durò da gennaio a maggio, fu interrotto per i gravi danni che stava causando, alcuni rimasti permanenti. Johnson giunse alla conclusione che la balbuzie potesse essere causata involontariamente da familiari troppo apprensivi, fornitori di giudizi negativi sulle capacità espressive dei bambini (M.Tudor, «An experimental study of the effect of evaluative labeling of speech fluency», Master of Arts Thesis, State University of Iowa, 1939).

ESPERIMENTI DI HARLOW CON I MACACHI – Negli anni ’50 del Novecento, presso l’Università del Wisconsin, lo psicologo Harry Harlow condusse degli esperimenti sull’“attaccamento” tra mammiferi avvalendosi di cuccioli di macaco, i quali, separati precocemente dalle madri, potevano usufruire di due “sostituti materni”: un fantoccio di panno morbido che non somministrava cibo e uno di filo di ferro che distribuiva latte. I risultati dell’osservazione evidenziarono che i cuccioli ricercavano la “madre di ferro” soltanto per soddisfare i bisogni alimentari, mentre passavano la maggior parte del tempo con la “madre di panno”, soffice e tranquillizzante. L’esperimento dimostrò che nei mammiferi il legame di attaccamento madre-figlio fondato sul contatto fisico e la morbidezza è un “bisogno primario”, più importante del soddisfacimento di bisogni fisiologici. Allo scopo di terrorizzare i macachi, Harlow immise nella gabbia stimoli percepiti da questi come minacciosi, la cui conseguenza fu il rifugiarsi dalla “madre di pezza”. (Henry. F. Harlow, «The nature of love», American Psychologist, 13, 673–685, 1958; (https://www.stateofmind.it/2016/04/attaccamento-esperimento-di-harlow)

ESPERIMENTI DEL DOTTOR WATSON SUL CONDIZIONAMENTO – Nel 1920, presso la Johns Hopkins University, John Watson condusse uno studio sul “condizionamento classico”, connettendo uno “stimolo incondizionato” con uno “stimolo neutro” fin quando non si generò uguale “risposta”. Questo tipo di “condizionamento” fu originariamente scoperto dallo scienziato russo Ivan Pavlov grazie agli esperimenti sui cani, il quale dimostrò che associando più volte uno “stimolo incondizionato” (il cibo che provoca una ”risposta incondizionata” come la salivazione) ad uno uno “stimolo neutro” (suono di un campanello) è possibile determinare una “risposta condizionata” (salivazione che avviene al suono del campanello e non più alla presenza del cibo). Watson testò il “condizionamento classico” su Albert, un bambino di 9 mesi, il quale interagì con oggetti differenti tra cui un topo bianco. Nel primo incontro con l’animale Albert manifestò divertimento. Nelle successive interazioni con l’animale Watson associò il suono di un tubo di ferro percosso da un martello che procurò nel bambino una reazione di panico e di paura nei confronti del topo, estesa anche ad altri oggetti pelosi e bianchi (persino la barba di Babbo Natale). Tale fenomeno fu definito “generalizzazione”. L’esperimento dimostrò che la paura può essere indotta tramite “condizionamento”. (https://www.stateofmind.it/2016/01/il-piccolo-albert-esperimento-psicologia/)

CONCLUSIONI – La scienza a volte sbaglia in buona fede per deficit di conoscenza e/o di protocolli sperimentali, altre volte non si tratta di errori ma di applicazioni aberranti di ciò che già si conosce o di procedure che contemplano esperimenti che per interessi ideologici ed economici oltrepassano qualsiasi limite bioetico, qualunque sia il regime, democratico o dittatoriale, che li legittimi. La nostra fiducia non deve andare, quindi, agli scienziati, che in quanto esseri umani sono fallibili e corruttibili, ma alla scienza in quanto processo storico e sociale democratizzante rigoroso e plurale. Il “demone” non è la scienza ma l’essere umano che ne fa uso.