INCHIESTA CORONAVIRUS – IL REGNO UNITO IN LOCKDOWN

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di RAFFAELLA CARDONE (Corrispondente dall’Inghilterra)

Con le prime settimane di lockdown (confinamento) il Regno Unito si prepara ad affrontare il crescente numero di contagi da Coronavirus che sembra non arrestarsi.

A Londra aumentano i casi di Covid-19, registrati soprattutto nei quartieri di Southwark e Lambeth. Svariate sono le misure di sicurezza introdotte dal Governo per minimizzare la diffusione del virus ed evitare il possibile collasso del Sistema Sanitario Nazionale (NHS – National Health Service).

Dalla fatidica ”teoria dell’immunità di gregge” annunciata lo scorso 12 Marzo dal Premier britannico Boris Johnson (una strategia di contenimento ‘soft’ contro la diffusione del virus nel Paese, molto criticata dagli esperti di tutto il mondo), si è pervenuti, a fronte della cruda realtà che ha visto il contagio dello stesso Johnson, ad un deciso cambio di rotta, che prevede la quasi totale chiusura del Paese. Una decisione drammatica mai registrata nella recente storia del Regno Unito.

Risultato positivo al test per il COVID-19, il Premier Boris Johnson è stato in terapia intensiva presso il St. Thomas Hospital di Londra dal 6 Aprile 2020, dopo aver trascorso dieci giorni in self isolation all’interno di Downing Street.

Johnson ha annunciato misure più restrittive attraverso la campagna ”You must stay home”. Il 23 Marzo 2020 il Governo ha ufficializzato tali misure annunciando l’obbligo di distanza sociale (social distancing) di 2 metri e la chiusura di determinate attività commerciali, escluse quelle essenziali come supermercati e farmacie, nonché lo stop della riunioni con più di due persone, esortando a non lasciare le proprie abitazioni se non per motivi di salute o lavoro (soltanto se questo non può essere svolto in smart working), oppure per acquistare cibo e medicine; dedicarsi all’esercizio fisico da soli o con i membri della propria famiglia; aiutare le persone vulnerabili. Alle autorità competenti è stato conferito il potere di irrogare multe e sanzioni.

Il NHS per limitare la diffusione del COVID-19 e il rischio di contagio, consiglia di seguire pratiche igieniche quali lavarsi spesso le mani con acqua e sapone; utilizzare gel disinfettante, coprire naso e bocca con un fazzoletto o una manica quando si tossisce o starnutisce, senza però fare alcun riferimento all’utilizzo di mascherine protettive (face mask) nei luoghi pubblici. Le misure annunciate dal Governo britannico e dal NHS nella sostanza sono un po’ più ”flessibili” rispetto a quelle adottate da altri Paesi tra cui l’Italia.

Boris Johnson

Vi è da segnalare ancora che diversi giornali britannici riportano che numerosi ospedali nel Regno Unito non dispongono di dispositivi di protezione e di un numero sufficiente di personale ospedaliero per affrontare adeguatamente la crisi sanitaria.

In seguito alla notizia dello stato di emergenza sanitaria e della chiusura di diverse attività, numerosi centri commerciali sono stati presi d’assalto dalla popolazione in preda al panico (”panic-buyers”), per rifornirsi di cibo e farmaci in quantità decisamente elevate. Lo stesso Governo inglese ha sollecitato la popolazione a smettere di accumulare cibo, invitata ad essere responsabile nel comperare quantità adeguate di prodotti soprattutto dello stesso tipo. Vi è da annotare anche un aumento vertiginoso dei prezzi di alcuni beni come igienizzanti e mascherine.                  

Ai medici, agli infermieri e agli staff ospedalieri, in prima linea nel combattere l’emergenza, considerati ”key-workers”, non essendo in grado di recarsi nei negozi nel tempo di apertura a causa dei turni di lavoro, gli è stato concesso di fare acquisti in orari a loro dedicati.

Alcuni cittadini britannici, che cominciano ad avere consapevolezza della situazione di emergenza, stanno adottando le misure di sicurezza stabilite dal Governo per minimizzare la diffusione del COVID-19, altri, invece, non le rispettano, mettendo così a rischio la propria e l’altrui incolumità.

Documentazione fotografica di Emanuele Greco

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